Link all’intervento di don Luigi Berzano, professore di sociologia all’Università di Torino e parroco di Valleandona (Asti) registrato in occasione dell’incontro di apertura dell’anno pastorale 2024-25 della Diocesi di Acqui.

Abbiamo chiesto a don Luigi Berzano, uomo che bene conosce la situazione della Chiesa attuale nelle nostre piccole realtà ma che ha anche uno sguardo generale e una capacità di vedere i cambiamenti in atto, di dirci come vede le parrocchie oggi.

Innanzitutto “c’è da prendere atto di come il modello di parrocchia definito nel Concilio di Trento formulato nel 1.500 stia ormai terminando. Sono cambiati i modi del celebrare, del credere e anche i modi di essere comunità così la parrocchia tridentina, ed anche le diocesi, fortemente legate al territorio, non rispondono più alle attuali modalità di essere in relazione che le persone vivono. A partire dalla modernizzazione del 1800 tutto cambia” e oggi non si può dare per scontato questa residenzialità, spesso le persone vanno molto lontano a lavorare, ci si trasferisce con facilità e si cambia lavoro molto più spesso di un tempo.

Don Berzano schematizza così il passaggio da parrocchia di appartenenza a parrocchia di riferimento: le comunità che sono ancora vive non sono basate sui confini territoriali in cui uno appartiene ma sulle relazioni che si vivono, sui riferimenti personali (tra persone). Comunità parrocchiali dove individui che abitando anche altrove partecipano alla celebrazione e a volte anche a volontariato in un’altra parrocchia.

Poi viene messo a fuoco come il problema pastorale sia: “cosa possono fare le parrocchie di riferimento”. “Qualche sociologo ha parlato della fine della parrocchia industriale, ossia di quel modello di parrocchia che è centro spirituale sia centro di volontoriato, di assistenza per gli anziani, per gli immigrati, ossia una parrocchia con mille attività che oggi si pretende sia lo Stato a svolgere e quindi è l’arena pubblica ad aver preso il posto della parrocchia industriale. Le società moderne, laiche, secolari si organizzano come se Dio non ci fosse e la correttezza è riconoscere che questo tipo di società deve avere la sua autonomia. Nulla di nuovo” dice don Berzano “è ciò che avveniva nei primi secoli” del cristianesimo e richiama la lettera Diogneto dove si accetta in modo rispettoso che sia l’arena pubblica a decidere il percorso sociale: noi negli stili di vita pubblici siamo come gli altri ma la nostra identità è diversa sappiamo di non essere del mondo.

La lettera a Diogneto conclude dicendo “come l’anima è per il corpo così i cristiani lo sono per la società”. “L’idea che le comunità cristiane, chiamate parrocchie, centri di evangelizzazione, esperienze spirituali, hanno la stessa funzione di animare le società e lo stato” che l’anima ha di vivificare il corpo.

Don Berzano conclude spronandoci all’ottimismo e alla fiducia perché se tramonta in parte la parrocchia tridentina la Chiesa ha sempre saputo inventare altre cose che fossero adeguate ai tempi.