Un  intenso Grazie da parte dell’Associazione per il  tuo servizio  alla Chiesa e al  mondo.

Di seguito le parole del Vescovo di Acqui durante l’omelia nella Messa svoltasi martedì 22 Aprile in Cattedrale ad Acqui.

La nostra Chiesa di Acqui partecipa al sentimento di profonda gratitudine di tutta la Chiesa universale nei confronti della grande figura di Papa Francesco.

Questi dodici anni del suo pontificato hanno segnato profondamente anche il nostro cammino di comunità locale. Prima di tutto possiamo ricordare l’idea più volte espressa dal Papa di costruire una “Chiesa in uscita”. La comunità cristiana è sempre stata missionaria fin dalla sua origine e lo è stata certamente anche nei tempi più recenti. Tuttavia sappiamo bene che ci sono sempre state tentazioni di chiusura.
Qualche volta come Chiesa abbiamo dato la sensazione di essere più una città assediata, che deve difendersi dal mondo contemporaneo, piuttosto che una città sul monte, come ci ha insegnato Gesù, punto di riferimento concreto e sereno per tutti.
Papa Francesco ci ha sottolineato molto questo e ci ha aiutato a capire meglio come rapportarci con le problematiche del nostro tempo. Egli ci ha detto che non siamo in un’epoca di cambiamenti, ma in un cambiamento di epoca e che dobbiamo quindi essere capaci di leggere il significato del nostro tempo, ma soprattutto di interpretare adeguatamente il nostro compito di cristiani nella situazione attuale.

Un altro aspetto fondamentale del pontificato di Francesco è stata la passione e l’insistenza sulla sinodalità della Chiesa. Sappiamo bene di venire da un tempo in cui si era più sottolineata la gerarchicità e per questo anche le nostre comunità fanno fatica a entrare in una dinamica diversa in cui si deve imparare a lavorare insieme, a mettere in comune le energie, a cercare modalità nuove per decidere i percorsi comunitari. Lavorare su questo tema della sinodalità, così come ci ha un po’ “costretto” a fare Francesco, è stato essenziale per iniziare quel cambio di mentalità di cui le nostre comunità hanno grande bisogno.

Papa Francesco è poi stato un grande uomo di dialogo, ecumenico e interreligioso. Pensiamo al dialogo con il mondo islamico, soprattutto alla dichiarazione di Abu Dhabi firmata insieme al grande Imam di Al-Azhar. In questo ci è stato davvero un modello, perché noi cristiani del nostro tempo abbiamo estremo bisogno di fare questo tipo di passaggi e di aprirci alla dimensione universale del nostro servizio al mondo.

Infine vorrei anche ricordare il suo impegno costante per la pace. Quello di Francesco non è stato un vago pacifismo, ma la consapevolezza che l’umanità ha bisogno di superare l’idea stessa della guerra come modalità per risolvere le inevitabili conflittualità tra gli esseri umani.

Vorrei concludere ricordando il primo incontro personale che ho avuto con lui quando era Papa da pochi mesi. Come sapete lui spesso non aspettava che gli si chiedesse udienza, ma chiamava direttamente. Allora ero consigliere della Fondazione Martini, un ente costituito dopo la morte del cardinale per  raccoglierne ‘‟eredità culturale e spirituale. Papa Francesco ha invitato noi membri della Fondazione a un incontro con lui perché voleva sapere meglio quello che stavamo facendo.
Ricordo bene come in quella occasione il Papa ci disse cose molto importanti, ma ci indicò soprattutto meglio quali erano i suoi orientamenti per il pontificato. Ci disse apertamente che ciò che ispirava la sua azione pastorale era proprio l’attività e l’opera del Card. Martini, spiegandoci anche  perché, avendolo lui conosciuto in una particolare occasione negli anni ’70, l’aveva fin da allora  considerato un punto di riferimento per sé e per la Chiesa. Quelle sue parole mi hanno molto aiutato a capire poi tante sue scelte e a meglio apprezzare questi anni del suo Pontificato.

Vescovo Luigi Testore – 23/04/2025